Storia di una ladra di libri – Mucche al cinema

Storia di una ladra di libri – La recensione

Storia di una ladra di libriStoria di una ladra di libri è un film di Brian Percival ambientato nella Germania del 1939. Liesel Meminger (Sophie Nélisse) è una bambina che, abbandonata dalla madre perché costretta a lasciare il paese a causa delle sue idee politiche, viene adottata dagli Hubermann. La piccola Liesel ruba un libro che però non può leggere perché non sa leggere; da lì la voglia di imparare, la curiosità e il desiderio di conoscenza che la guideranno oltre il fuoco dell’incultura, i roghi dell’ignoranza. Ben presto Liesel imparerà ad amare la sua nuova famiglia e a scorgere oltre l’aspetto burbero della madre, una donna affettuosa, che sa amare e difendere. Gli Hubermann infatti nasconderanno nella loro casa l’ebreo Max Vandenburg (Ben Schnetzer), uomo sensibile e di grande cultura che completerà la formazione di Liesel e le insegnerà a descrivere il mondo, o meglio ad essere gli occhi del mondo.

Il film Storia di una ladra di libri è tratto dall’omonimo libro di Markus Zusak , un romanzo di formazione ambientato durante la seconda guerra mondiale, dove contro un regime dell’odio e dell’orrore, di violenza e prigionia intellettuale, un padre cerca di difendere la propria bambina, affinchè il fumo dei libri bruciati non offuschi la sua giovane mente. Il film porta in evidenza la sensibilità di quella fase giovanile, come sia possibile condurre migliaia di menti verso un ideale grazie ad un’istituzione che istruisce/plasma l’uomo del domani.

Storia di una ladra di libri

Brian Percival punta ad una regia classica e didascalica. Storia di una ladra di libri è un film per la famiglia, dove gli orrori della guerra e l’assurdità del mondo degli adulti vengono fiaccati dalla letteratura, vera ancora di salvezza della protagonista. In quegli anni bui l’innocenza di Liesel si scontra contro gli “uomini grigi” di Hitler, attentatori della libertà e della giustizia. La speranza è rappresentata dagli Hubermann, famiglia tedesca che incarna l’amore per il prossimo, bisogno comunitario che tenta di svegliare dal torpore l’umanità degli esseri umani.

Storia di una ladra di libri

Motivo di innocenza e colore in anni tristi e anneriti dall’odio dell’uomo per l’uomo è l’amicizia tra Liesel e quel ragazzino dai capelli giallo limone, un’ amicizia pura, spoglia dall’interesse e nutrita da lealtà e semplicità. Scelta interessante quella della voce narrante: la morte al servizio dell’uomo, che segue le sue “vittime” quasi a interessarsi e dispiacersi per loro. La morte viene presentata come più umana degli uomini, con dei sentimenti e delle riserve. Insomma un elemento su cui riflettere, carico di moralismo.

Nel complesso il film ha un forte impatto comunicativo, capace di colpire lo spettatore. È la cultura la vera protagonista: i libri sono irrinunciabili scrigni di conoscenza e uno stimolo per l’essere umano. L’uomo molto spesso dimentica la sua vera natura e si fa condizionare da una mente contorta, rinunciando alla propria.

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Sito ufficiale: Ladra di libri

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